Sigarette a metà prezzo: il mercato nero guadagna terreno
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In Francia, i pacchetti di sigarette a metà prezzo circolano con sorprendente facilità: nella metropolitana, nei negozi di quartiere o per strada. Si tratta di sigarette provenienti dal mercato nero, frutto di contrabbando o contraffazione. E il fenomeno assume un’ampiezza senza precedenti nel paese.
Quasi una sigaretta su due sfugge al circuito legale
Secondo uno studio recente della società di consulenza KPMG commissionato dal gruppo del tabacco Philip Morris International, nel 2024 quasi una sigaretta su due fumata in Francia non sarebbe stata acquistata nel circuito ufficiale dei tabaccai. In concreto, 24,7 miliardi di sigarette su un totale di 49,9 miliardi consumate l’anno scorso sarebbero state acquistate fuori dalla rete legale, una cifra in aumento del 13% rispetto al 2023. Si tratta, secondo lo stesso rapporto, di un record storico: la Francia occuperebbe ormai il primo posto in Europa per il consumo di sigarette provenienti dal contrabbando o dalla contraffazione, concentrando da sola quasi la metà dei volumi illegali dell’Unione europea (18,75 miliardi di sigarette illecite consumate). Questa esplosione del mercato parallelo si è accelerata negli ultimi anni. La quantità di sigarette fumate fuori dai circuiti ufficiali sarebbe aumentata del 60% dal 2020, raggiungendo un livello mai visto. In altri termini, il «mercato nero» del tabacco starebbe diventando quasi altrettanto importante del mercato legale in Francia, una situazione unica tra i paesi occidentali.
Prezzi in rialzo: un terreno fertile per il contrabbando
Mai le sigarette sono state così care come oggi nelle tabaccherie francesi, e questa fiammata alimenta direttamente il ricorso ai circuiti paralleli. Il prezzo medio del pacchetto da 20 sigarette supera ormai gli 11 € (dovrebbe raggiungere i 12,50 € nel 2025), contro appena 5 € vent’anni fa. Orbene, i prezzi al di là della frontiera restano nettamente inferiori: in Lussemburgo, un pacchetto costa in media 5,80 €, ossia circa il 45% in meno che in Francia. Allo stesso modo, in Belgio il pacchetto si aggira intorno ai 7,50 €, e anche nelle zone duty-free di Andorra o di Spagna si resta ben al di sotto delle tariffe francesi. Di fronte a tali scarti, secondo Philip Morris France, all’origine dello studio, molti fumatori cercano di preservare il proprio potere d’acquisto rifornendosi altrove, anche a rischio di sfiorare l’illegalità. Il fabbricante di Marlboro non lo nasconde: a suo dire, i continui rialzi delle tasse e del prezzo del tabacco distolgono i consumatori dai circuiti ufficiali e fanno del mercato parallelo «la norma». «I fumatori adulti non smettono di fumare ma aggirano il prezzo elevato delle sigarette», spiega l’impresa, che attribuisce l’ascesa del commercio illecito alle politiche fiscali antitabacco. Sempre secondo il rapporto KPMG, il 49,4% delle sigarette consumate in Francia nel 2024 proveniva dall’estero o dal mercato nero, mentre erano «solo» il 30% nel 2020. In sostanza, secondo questo rapporto, il contrabbando prospera a misura che il prezzo del pacchetto aumenta.
Cifre contestate dagli attori della salute pubblica
Queste stime allarmistiche sono tuttavia vivamente contestate dagli specialisti di salute pubblica e dalle autorità antitabacco. L’Alliance contre le tabac (ACT) denuncia uno studio distorsivo, «che non poggia su alcuna metodologia scientifica» e che avrebbe per solo scopo di «frenare le politiche di salute pubblica affermando che il rialzo delle tasse provocherebbe un’esplosione del mercato nero». In effetti, le cifre ufficiali dipingono un quadro ben meno cupo. Secondo Santé publique France e l’Observatoire des drogues et des tendances addictives (OFDT), quasi l’80% dei fumatori acquista ancora le proprie sigarette presso un tabaccaio, un tasso stabile da più di dieci anni. Il «mercato parallelo», che include sia gli acquisti legali all’estero (nel limite delle quote autorizzate) sia gli acquisti illegali, rappresenterebbe in realtà tra il 10% e il 20% delle vendite totali di tabacco in Francia, ossia da due a quattro volte meno delle stime di Philip Morris. La divergenza si spiega in parte con la definizione stessa del perimetro studiato. Philip Morris include nel suo calcolo tutti gli acquisti di sigarette effettuati fuori dalla rete domestica francese, comprese le stecche riportate legalmente dall’estero dai privati.

Sui circa 50% di sigarette fuori dai tabaccai annunciate, circa il 10% corrisponderebbe ad acquisti transfrontalieri legali e circa il 40% a contrabbando o contraffazione pura. In altri termini, la quota del vero mercato nero sarebbe di circa 4 sigarette su 10, un livello certo elevato ma non del tutto inedito. La dogana francese e la Confédération des buralistes parlano dal canto loro di un ordine di grandezza del 30-40% del tabacco consumato proveniente da circuiti paralleli, una proporzione significativa, senza raggiungere il «una su due» avanzato dallo studio KPMG. Inoltre, le vendite illecite alla spicciolata restano limitate secondo i dati disponibili. «Gli acquisti in strada o alla spicciolata non superano l’1%» delle sigarette smaltite nel periodo 2014-2022, sottolinea l’Alliance contre le tabac, basandosi sulle indagini dell’OFDT. Il grosso del commercio parallelo proviene quindi piuttosto da reti organizzate di contrabbando su larga scala e da acquisti di frontiera, che da piccoli venditori di strada isolati. ACT e altri attori puntano inoltre il dito sulla metodologia dello studio KPMG, fondata sulla raccolta di pacchetti vuoti in certe zone, un metodo giudicato opaco e suscettibile di sovrastimare la presenza di pacchetti stranieri. Accusano infine l’industria del tabacco di brandire queste cifre per influenzare le politiche pubbliche, facendo pressione per limitare i rialzi di tasse che riducono le loro vendite legali.
Un traffico organizzato che preoccupa le autorità
Comunque sia, tutti concordano su un punto: il traffico di sigarette di contrabbando raggiunge livelli molto elevati in Francia, e la tendenza è al rialzo. Per i tabaccai come per lo Stato, la posta finanziaria è colossale. Il mancato gettito fiscale legato al mercato nero del tabacco è stato valutato a circa 9,5 miliardi di euro per l’anno 2023. Tante tasse in meno nelle casse pubbliche, dirottate a favore di circuiti illegali. Le tabaccherie, dal canto loro, subiscono un’erosione continua delle loro vendite: in vent’anni, la rete ha perso quasi 10.000 tabaccai sul territorio, in parte a causa di questa concorrenza sleale delle sigarette a basso prezzo vendute sottobanco. Agenti della dogana francese effettuano controlli stradali per intercettare carichi di tabacco di contrabbando sul territorio francese. Di fronte a questa situazione, i poteri pubblici rafforzano la lotta contro i traffici. All’inizio di giugno 2025, l’operazione interministeriale Colbert III ha mobilitato quasi 14.000 agenti (doganieri, poliziotti, gendarmi, ecc.) su tutto il territorio. In una settimana, questa offensiva ha permesso il sequestro di 37,5 tonnellate di tabacco e sigarette di contrabbando destinate al mercato nero francese. Il bilancio registra 157 fermi di trafficanti presunti e della chiusura amministrativa di 108 esercizi sorpresi a rivendere illegalmente tabacco di contrabbando.
Questa ultima misura illustra un’evoluzione delle pratiche: sempre più sigarette illecite circolano tramite negozi di notte o piccoli esercizi complici, mentre le vendite alla spicciolata tradizionali (in strada) non rappresentano più che una quota modesta dei sequestri (soltanto 200 kg sequestrati durante l’operazione, su 37 tonnellate). I sequestri annuali confermano l’ampiezza industriale del fenomeno. Quasi 489 tonnellate di tabacco di contrabbando sono state intercettate dalla dogana francese nel 2024 sul suolo francese. Questa cifra, in leggero calo rispetto al 2023 (521 tonnellate sequestrate) ma ancora vicina al record del 2022, comprende circa 329 tonnellate di sigarette manifatturate e decine di tonnellate di tabacco da rollare, tabacco da narghilè, ecc. Nonostante questi sforzi, la Francia resta una piattaforma: fabbriche clandestine di fabbricazione di sigarette sono state smantellate negli ultimi anni sul territorio, segno che la contraffazione non si limita più alle importazioni. Le autorità doganali sottolineano la dimensione multiforme e organizzata di queste reti criminali, parlando di «policriminalità», le filiere di sigarette illecite essendo spesso legate ad altri traffici (droga, contraffazioni di prodotti diversi, immigrazione illegale, ecc.). Il traffico di tabacco è così diventato una posta di sicurezza maggiore, al pari di altri mercati illeciti, perché alimenta reti mafiose ben strutturate.
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