Nuova tassa sugli e-liquid nel bilancio 2026
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Il governo francese prevede di tassare i liquidi per sigarette elettroniche, una misura che suscita una levata di scudi tra molti svapatori. Nel suo progetto di legge di bilancio per il 2026, l’esecutivo ha proposto di istituire una tassa inedita sugli e-liquid utilizzati nelle sigarette elettroniche. Questa nuova imposta, compresa tra 30 e 50 centesimi di euro per flacone da 10 millilitri, dipenderebbe dal dosaggio di nicotina nel prodotto. Annunciata come misura di salute pubblica e di rendimento di bilancio, l’idea è già oggetto di vivaci reazioni: inquieta i consumatori che usano la sigaretta elettronica e suscita un dibattito acceso all’interno del corpo medico.
Una nuova tassa sugli e-liquid dal 2026
Sarebbe la prima volta che i liquidi da svapo fossero oggetto di una fiscalità specifica in Francia. Finora, nessuna accisa particolare si applicava a questi flaconi nicotinici, venduti generalmente intorno a 5-7 € i 10 mL nel commercio. Il progetto governativo mira a colmare questo vuoto: ogni ricarica da 10 mL sarebbe tassata 0,30 € se contiene meno di 15 mg di nicotina, e 0,50 € oltre. In proporzione, ciò rappresenta un rialzo di circa il 5-10% del prezzo del flacone per gli utenti. La Francia conta quasi 3 milioni di svapatori regolari potenzialmente interessati da questa misura.
Se il Parlamento adotta la disposizione, la sua entrata in vigore interverrebbe nel secondo semestre 2026, possibilmente già dal mese di luglio 2026. Il governo sostiene che si tratta di armonizzare la tassazione dello svapo su quella del tabacco. In effetti, i prodotti della nicotina alternativa sono sempre più considerati sotto lo stesso angolo delle sigarette classiche. A titolo di esempio, il tabacco riscaldato, un’altra tecnologia commercializzata dai produttori di sigarette per concorrere con la e-cig, dovrebbe anch’esso vedere la sua fiscalità leggermente rialzata nel bilancio 2026. A termine, secondo stime, la tassa sullo svapo potrebbe fruttare circa 100 milioni di euro all’anno alle casse dello Stato. Ma questi argomenti finanziari e di equità fiscale non convincono tutti, tutt’altro.
Collera degli svapatori e timore di un «cattivo segnale»
Dal lato degli utenti, l’annuncio passa male. Molti fumatori passati alla sigaretta elettronica esprimono collera e incomprensione di fronte a ciò che percepiscono come un’incoerenza. «Mi irrita… Ci si invita a smettere di fumare. Si smette di fumare con la sigaretta elettronica, e ora ci si tassa la nicotina nella sigaretta elettronica. È un po’ eccessivo!» testimonia così Fanny, svapatrice interrogata da RMC. Per molti di loro, lo svapo è un modo di disassuefarsi dal tabacco; tassarlo equivarrebbe a penalizzare un percorso pure incoraggiato dalle autorità sanitarie.
Kaïs, 25 anni, ex «grosso fumatore» passato all’e-cig, si sdegna anch’egli contro questa misura. «È una grossa sciocchezza, nel ventaglio delle cose che è possibile tassare in questo paese, perché tassare l’unico sostituto serio della sigaretta? In un paese dove [il tabagismo] è una causa forte di mortalità?» fulmina (fonte Boursorama). Se, nel suo caso personale, il sovraccosto rappresenterebbe solo circa 1,50 € al mese, è il simbolo che lo irrita al massimo. Teme che, rincarando il prezzo dello svapo, si invii un cattivo segnale ai fumatori desiderosi di smettere il tabacco. «Quando si aumenta il prezzo degli e-liquid, la gente abbandona il prodotto che usava per tenersi a distanza dal tabacco», abonda Jean Moiroud su RMC, presidente della filiera francese dello svapo. Kaïs arriva a prospettare alternative ufficiose se la tassa vedesse la luce: «Andrò a comprare le mie sigarette elettroniche al mercato delle pulci di Clignancourt!» lancia, evocando l’eventualità di rivolgersi a un mercato parallelo per aggirare la legge.
I commercianti specializzati temono, anch’essi, un impatto negativo. «Immaginate bene che un piccolo flacone a 5,90 € che passa a 7 €, necessariamente, si può perdere clientela», sottolinea Yannick Matignon su RMC, gestore di un negozio di sigaretta elettronica, inquieto di vedere alcuni clienti frenare gli acquisti. Diversi negozi temono un calo di frequentazione e una ripresa del tabacco tra ex fumatori scoraggiati dal rialzo di prezzo. «Abbiamo paura del quiproquo, che della gente non vada più in negozio perché si dice che la sigaretta elettronica è più cara del tabacco», spiega un gestore nizzardo, Romain Raby, che vende e-cig a Nizza. Secondo lui, tra tutte le misure anti-svapo evocate in questi ultimi anni, questa è forse «la più sensata», soprattutto rispetto all’idea (finalmente scartata) di vietare tutti gli aromi degli e-liquid. Nondimeno, anche questo professionista piuttosto misurato sulla tassa teme una disinformazione del pubblico: se il prezzo dello svapo aumenta, certi fumatori potrebbero immaginare a torto che ormai costi di più svapare che fumare, e rinunciare a passare alla sigaretta elettronica, il che sarebbe, paradossalmente, contrario all’obiettivo di salute pubblica ricercato.

La filiera dello svapo in allerta
I fabbricanti e gli attori dello svapo salgono anche sul piede di guerra per difendere il loro settore. La Fédération interprofessionnelle de la vape (Fivape), principale sindacato che riunisce centinaia di commercianti indipendenti e PMI dello svapo, ricorda che «lo svapo è diventato lo strumento di aiuto più popolare per smettere di fumare e disassuefarsi dalla nicotina». Assimilare gli e-liquid a un prodotto del tabacco imponibile le sembra quindi controproducente. «Svapare non è fumare, ed è ciò che spiega che il rischio è anche fortemente ridotto rispetto al tabacco», insiste Jean Moiroud su RMC, presidente di Fivape, sottolineando l’interesse dello svapo come alternativa meno nociva secondo la sua lettura. Deplora che gli annunci del governo abbiano «una portata molto ampia» sulla loro filiera, inviando un messaggio ansiogeno agli utenti. Secondo le sue stime, questa tassa potrebbe certo generare circa 100 milioni di euro di entrate fiscali, ma al prezzo di un arretramento del numero di svapatori: il 5% di essi potrebbe abbandonare la e-cig e tornare al tabacco, il che genererebbe a termine 200 milioni di euro di spese sanitarie supplementari legate al tabagismo.
Altre voci, impegnate nella riduzione del tabagismo, esprimono le loro riserve. Alice Denoize, ex professionista dell’industria del tabacco riconvertita nell’accompagnamento alla disassuefazione, riconosce la necessità di un migliore inquadramento del mercato dello svapo, in particolare di fronte all’ascesa delle puff usa e getta molto dosate in nicotina che hanno potuto inquietare le autorità. Tuttavia, dubita che la tassazione sia la risposta giusta: a suo avviso, «penalizzerà gli svapatori più precari e soprattutto i piccoli industriali che fanno un buon lavoro». In altri termini, sono gli utenti dai mezzi limitati e i fabbricanti indipendenti (e non i giganti del tabacco) a soffrire di più di una tale misura, mentre questo settore resta un alleato potenziale della lotta antitabacco quando è ben regolato.
Professionisti della salute divisi
La comunità medica, dal canto suo, appare divisa quanto alla pertinenza di tassare lo svapo. Numerosi tabaccologi e addictologi si allarmano del cattivo segnale inviato ai fumatori in transizione. «Questo nuovo prelievo va contro la lotta al tabacco» e applicare questa tassa sarebbe «sbagliare bersaglio», stima per esempio il dott. Christophe Cutarella, psichiatra addictologo interrogato da 20 Minutes. Ricorda che, dal punto di vista tossicologico, la sigaretta elettronica sarebbe nettamente meno nociva della sigaretta tradizionale: l’assenza di combustione, a suo avviso, ridurrebbe significativamente l’esposizione alle tossine cancerogene e gli impatti sui sistemi respiratorio e cardiovascolare. Nel quadro di una disassuefazione, svapare nicotina permette secondo lui di evitare il catrame e le migliaia di sostanze tossiche del fumo di sigaretta. Una sintesi scientifica pubblicata nel 2024 ha confermato che le e-cig nicotiniche possono aiutare i fumatori a smettere il tabacco, «probabilmente più efficacemente» dei sostituti senza nicotina. Da allora, per una parte del corpo medico, colpire fiscalmente questi prodotti di riduzione dei rischi equivale a penalizzare fumatori che vogliono staccarsi dal tabacco, con il rischio di scoraggiarli dal restare non fumatori. Il noto pneumologo Bertrand Dautzenberg deplora anch’egli l’iniziativa: secondo lui, tassare per far entrare denaro può concepire, ma allora tanto vale mirare francamente alla sigaretta classica, per esempio portando il pacchetto di tabacco a 25 €, piuttosto che prendere di mira uno strumento di disassuefazione nicotinica.
Altri professionisti della salute, invece, si mostrano favorevoli a un quadro più stretto per lo svapo. Yves Martinet, professore di pneumologia e presidente del Comité national contre le tabagisme, assume senza giri di parole: «Sono a favore della tassazione dei prodotti dello svapo contenenti nicotina». Indica la pericolosità intrinseca della nicotina, «una droga dura, più assuefacente dell’eroina» ricorda, e osserva che la maggioranza degli utenti di sigarette elettroniche non sono più fumatori in disassuefazione, ma spesso giovani non fumatori per i quali lo svapo può servire da porta d’ingresso verso il tabacco. Certo, riconosce il prof. Martinet, la e-cig può aiutare dei fumatori a smettere di fumare, ma questo pubblico resta minoritario rispetto all’insieme degli svapatori. Considera quindi legittimo applicare anche allo svapo il principio di precauzione già in vigore per il tabacco: rincarando il costo e limitando l’attrattiva dei prodotti nicotinici, si riduce l’accessibilità di una sostanza che crea dipendenza per l’insieme della popolazione. «Non è perché bisogna prendere insulina quando si ha il diabete che tutti devono consumarne», conclude a mo’ di analogia, stimando che lo status di aiuto medico dello svapo per alcuni non giustifica la sua esenzione generale. Il dibattito scientifico resta quindi aperto: l’efficacia dello svapo come aiuto all’arresto del tabacco continua a essere oggetto di studi e controversie, e i decisori navigano tra la scommessa della riduzione dei rischi e quella della protezione contro nuove dipendenze.
Verso una tassazione europea dello svapo?
La Francia è lungi dall’essere un caso isolato nella volontà di tassare i prodotti dello svapo. Bruxelles prepara infatti un giro di vite fiscale di tutt’altra ampiezza. A luglio, la Commissione europea ha proposto una revisione della direttiva sulle accise mirata a istituire, entro il 2028, una tassazione minima comune degli e-liquid nell’UE, compresa tra 1,20 € e 3,60 € per flacone da 10 mL. Questo progetto europeo, se si concretizzasse, appesantirebbe notevolmente il conto per gli svapatori francesi, ben oltre i 30-50 centesimi attualmente discussi. Si iscrive in una tendenza generale di inasprimento normativo intorno alla sigaretta elettronica, sullo sfondo di preoccupazioni quanto al suo successo crescente tra i giovani.
In Francia, va ricordato che gli e-liquid erano sfuggiti di poco a una tassa nel 2024. Il soggetto non è quindi nuovo, ma riemerge in un contesto di bilancio teso in cui ogni fonte di entrate è esaminata da vicino. Il ministro dei Conti pubblici Sébastien Lecornu ha d’altronde ammesso che questo capitolo del bilancio restava aperto alle trattative politiche e agli adeguamenti parlamentari. La «tassa sullo svapo» sarà dibattuta all’Assemblée nationale nelle settimane a venire. Il suo destino dipenderà dal rapporto di forze politico e dall’esito delle discussioni: tra argomenti di salute pubblica, considerazioni finanziarie e reazioni dell’opinione, gli eletti dovranno pronunciarsi su questa misura controversa del bilancio 2026. Una cosa è certa, il dibattito intorno allo svapo percepito ora come alleato nella lotta al tabacco, ora come prodotto che crea dipendenza da inquadrare è destinato a proseguire, in Francia come in Europa, nei mesi e anni a venire.
Fonti: RMC/BFMTV; Les News Eco; Le Figaro (via Boursorama).
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